[RECENSIONE]: Dumbo (2019)

Quando anni fa abbiamo letto la notizia che Tim Burton sarebbe stato regista del live-action di Dumbo, abbiamo storto un po’ il naso. Come si sarebbero potuti amalgamare la dolcezza infinita dell’elefantino volante e il mondo cupo e dark di questo regista?

Tutti abbiamo nel cuore il film di animazione del 1941 che Walt Disney magistralmente creò: la storia, le canzoni, i personaggi e le animazioni sono qualcosa di sublime.
E’ quel film che ci ha fatto piangere con la straziante scena in cui la piccola proboscide dell’elefantino cerca la medesima della madre (incatenata e rinchiusa in gabbia perché ritenuta “pazza” di amare troppo il suo cucciolo); ci ha disturbato (o affascinato, dipende dai punti di vista) con la sequenza degli elefanti rosa e ci ha divertito con la canzone dei corvi (“…Ne ho vedute tante da raccontar, giammai gli elefanti volar!”).

Il primo Dumbo è un film estremamente dolce e poetico che con i tratti gotici di Burton ha poco a che fare…senza contare inoltre la difficoltà di provare empatia per un elefantino creato con la computer grafica!
Poi però ci viene in mente una sua pellicola recente che, nonostante abbia quei toni dark tipici del regista, è ugualmente un esplosione di dolcezza e ci ha emozionato facendoci uscire la lacrimuccia. Stiamo parlando di Frankenweenie (2012), il cane morto e poi riportato in vita dal proprio padroncino grazie alla scienza.
Dunque alla fine quando siamo entrati in sala a vedere il moderno Dumbo, lo abbiamo fatto dandogli una maggiore fiducia.

Dal 1941 sono passati 78 anni e la Disney ha deciso di fare un remake e di aggiungere e modificare alcune cose della storia originale. Il che, in un certo senso, è un bene. Basti pensare al copia-incolla senza anima e cuore fatto per il live action de La Bella e la Bestia.

Qui nel nuovo Dumbo lo script e gli scenari sono stati modificati e nuovi personaggi irrompono sullo schermo (la componente animale è molto risicata..e diciamo anche per fortuna perché onestamente gli animali in CGI non si possono guardare). Queste nuove prospettive ci piacciono perché riscaldare la stessa minestra non fa bene e non ci aggrada.
L’unico difetto che troviamo è quello che alcune peculiarità del film del ’41 non sono state inserite o sono state poco ampliate: la sequenza degli Elefanti Rosa, la bellissima scena della canzone Bimbo Mio e il personaggio del topolino Timoteo sono stati parecchio ridimensionati e gli è stato dato poco risalto. I Corvi, poi, non esistono in questo film (forse perché all’epoca la Disney fu accusata di razzismo?).

Anche in questo film il tema portante è l’emarginazione del diverso e il successivo riscatto del medesimo grazie al coraggio, la perseveranza e l’affetto dei cari. A differenza del primo film però, l’accettazione da parte della società non basta e Dumbo vuole essere un animale libero, felice e insieme alla propria madre.

Tim Burton incomincia la sua carriera proprio alla Disney nel 1979 lavorando come animatore nel lungometraggio d’animazione Red e Toby – Nemiciamici. Lo abbiamo incontrato durante la conferenza stampa del film e in questa occasione ci ha parlato del suo rapporto di amore e odio con la Casa di Topolino.
Quest’ultima, vedendo il poco successo che ha avuto Alice in Wonderland (ovvero il remake di Alice Nel Paese delle Meraviglie la cui regia è stata sempre affidata a Burton), probabilmente, per non commettere lo stesso errore, ha deciso di tarpare le ali a Burton.
I suoi personaggi strambi e i suoi colori cupi sono del tutto assenti nel nuovo Dumbo. Un regista purtroppo snaturato, le cui abilità sono state sprecate.
Sinceramente avremmo voluto vedere un po’ più di Burton e le occasioni per infilarci il suo caratteristico stile non mancavano (la scena degli Elefanti Rosa e il lato oscuro dei Dreamland)…ma forse questa pellicola non era adatta a lui.
Burton probabilmente si è ritrovato con le mani legate, e sottostando alle direttive della Disney, non ha potuto dare spazio e sfogo al suo genio.
Per far felici tutti (fan, major e regista) la strada da intraprendere sarebbe dovuta essere un’altra: ingaggiare un altro regista per Dumbo e, se la Disney voleva proprio collaborare con Burton, avrebbe dovuto affidargli un altro film, più vicino e consono alla sua “poetica”.

Nel complesso il film è ben confezionato e sa intrattenere e emozionare. È un film per famiglie e soprattutto adatto ai più piccoli. Le varie libertà creative non stravolgono la filosofia di fondo e siamo sicuri che gli occhietti dolci e celesti di Dumbo incanteranno il nuovo pubblico.

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